[intervista] Offlaga Disco Pax

Perché Offlaga? Perché Disco? Perché Pax?
Max: Da qualche parte bisogna pur cominciare. Più
o meno intorno all'anno 2000, molto prima della nascita del gruppo
che data 2003, una notte sono passato del tutto casualmente da questo
piccolo paese in provincia di Brescia. Il nome mi lasciò
esterrefatto e feci poi qualche verifica se me l'ero sognato o se
esisteva davvero. Quando il gruppo si pose il problema del nome
il primo nome che mi venne in mente fu questo, senza nemmeno pensarci
o quasi. Disco Pax era l'altra opzione possibile, dal titolo di
una canzone di uno sconosciutissimo gruppo di Reggio Emilia dei
più profondi anni ottanta. Era il gruppo di Arturo Bertoldi,
gruppo che si sciolse dopo qualche concerto. Da un racconto di Arturo
abbiamo tratto anche il testo di "Cinnamon".
"Socialismo tascabile" è pressoché unanimemente
(e giustamente) considerato il miglior disco italiano del 2005 o
quanto meno il miglior album d'esordio. Non c'è stato amico
a cui abbia fatto ascoltare "Robespierre" o "Kappler"
che non ne sia rimasto entusiasta (e ho amici di tutti i tipi, ve
lo assicuro). Vi aspettavate una tale unanimità di consensi
visto che vi esprimete, sia come musiche come testi, in forme tutt'altro
che easy?
Enrico: Non ci aspettavamo nulla se non di stancarci
il più tardi possibile di quello che stavamo facendo. Quando
ti diverti sei in pace con te stesso comunque vada fuori. Se fuori
va bene puoi divertirti anche di più, ma non è scontato.
Max: Non avevamo aspettative appunto, tutto è venuto
in modo abbastanza inatteso. Abbiamo fatto un disco che è
quasi esattamente la nostra fotografia in quel momento, disco registrato
dopo poco più di un anno di vita del gruppo e dopo circa
una trentina di concerti. Pensavamo in cuor nostro di essere più
ostici di quanto effettivamente si sia poi verificato a posteriori.
Daniele: Siamo nati quasi per gioco. Non ci siamo mai posti
nessun limite che ci avvicinasse ad un genere preciso e che corrispondesse
ad un qualche ideale di "musica per qualcuno". Quindi
nessuna aspettativa, solo la soddisfazione di poter fare quello
che veramente ci piace.
Quando si esordisce con un concept album è sempre difficile
prevedere la tappa successiva nel percorso di una band. Consolidare
lo stile o cercare nuove vie?
Enrico: Socialismo tascabile non è un concept
album, anzi, per noi una raccolta di singoli,
e praticamente di tutti i brani composti dalla nascita del progetto.
Nel frattempo si cresce,si hanno nuovi stimoli. La mia tendenza
personale è quella di dimenticare le cose fatte sino ad ora
e riniziare da capo.
Daniele: Neanche io credo che il nostro sia un concept album,
o meglio, se lo vediamo dal punto di vista biografico/letterario
potrebbe anche esserlo - forse - ma musicalmente lo trovo un insieme
omogeneo di stili differenti. Non credo ci metteremo a tavolino
per programmare un nuovo disco. Quello che verrà fuori sarà
comunque qualcosa che ci appartiene e che sentiamo di voler fare.
Max: Non siamo dei gran pianificatori, siamo troppo naif
per riuscire a progettare un erede del Socialismo Tascabile a tavolino.
La fortuna che abbiamo avuto è arrivata prestissimo, non
siamo fiaccati da anni di prove in cantina e tentativi falliti di
trovare visibilità. Il nostro spontaneismo resta molto presente
e cerchiamo anche nei nuovi brani a cui stiamo lavorando di non
disperderlo con paranoie di varia natura. La cosa importante resta
il rimanere sinceri, noi stessi, fare qualcosa in cui crediamo e
in cui noi per primi ci riconosciamo. La sincerità e il candore
di Socialismo Tascabile sono evidenti.
Tra le influenze musicali si avverte l'eredità del kraut
dei 70 e della wave degli 80 e dell'elettronica. Come impostazione
vocale, un po' banalmente, si fa spesso riferimento ai CCCP e ai
Massimo Volume. Ciononostante è difficile racchiudervi in
un'etichetta (band figlia di... , risposta italiana a...). Qual
è l'ingrediente che vi rende "originali"?
Daniele: In Italia il parlato/recitato viene molto prima
di Massimo Volume o CCCP, all'estero ancora oggi è usato
da molti gruppi. Trovo sempre il paragonarci a MV o CCCP una scelta
di comodo e un po' troppo semplice, si potrebbe usare un po' più
fantasia. Musicalmente non ci sono radici ben precise, la new wave
fine '70 inizio '80 sicuramente è molto presente nei nostri
ascolti, ma non ci si ferma a quello o quell'altro genere. Più
ascolto musica e più sono curioso di sentirne, e sempre di
diversa. Lo stupirmi ascoltando un disco è ormai qualcosa
di necessario.
Enrico: Pensavo in questi giorni al fatto che tutti i gruppi
che oggi suonano wave dai FranzF agli Interpol si sentano e dichiarino
direttamente influenzati dalla stessa new wave,come se quella fosse
uscita dal nulla, mentre proprio per quei gruppi la musica kraut,il
primo punk, Eno, i Velvet Underground erano influenze fondamentali
tali da portare alla nascita di Joy Division ecc ecc. Per noi funziona
più o meno così. Ascoltiamo di tutto e abbiamo intenzione
di suonare di tutto. Adoriamo la prima new wave ma non per questo
dimentichiamo ciò che l'ha influenzata, e non ci poniamo
limiti di alcun tipo, se non quelli oggettivi.
Avete ispirazioni letterarie particolari?
Max: Non credo di avere un riferimento preciso nel mio
modo di scrivere. Ho iniziato a buttare giù dei racconti
cinque anni fa, dopo essere stato folgorato da uno scritto di Arturo
Bertoldi appunto, che era poi la versione originale di Cinnamon
da cui abbiamo tratto il testo del gruppo. Amo molto i romanzi del
nostro concittadino Giuseppe Caliceti e seguo da diverso tempo le
cose di Paolo Nori. Tra gli italiani citerei anche Simona Vinci.
Sono inoltre un grande fan dell'opera di Federico Fiumani dei Diaframma,
per me un poeta ancora prima che un musicista e ho un debole vistoso
per Nick Hornby e Jonathan Coe.
E' indubitabile che l'mp3, e ancora prima il compact disc, abbia
cancellato il fascino del contenitore che era considerato importante
quanto il contenuto (danneggiando tra l'altro il mercato discografico),
ma è anche vero che grazie al file-sharing, un disco come
il vostro si è potuto diffondere a macchia d'olio in pochi
mesi. Quale può essere il miglior uso possibile dello strumento-web?
Enrico: Credo quello enciclopedico, sebbene per raggiungere
la pagina desiderata sia d'obbligo sfogliarne 100 inutili,e/o quello
del mordi e fuggi. La linea informativa indipendente è interessante,quanto
vero che la nascita dei blog ha gonfiato le dimensioni e abbassato
la "qualità", al punto che qualcuno sta pensando
ad una rete classista verticale.
Daniele: Io sono assolutamente contrario allo scarico incondizionato
di musica da internet. Credo che sminuisca, se non cancelli, la
"magia" che la musica trasmetta. Il poter avere tutto
e senza limiti porta a non dare nessun valore e a non avere nessun
rispetto per quello che si prende. Sfido chiunque scarichi più
di dieci dischi a settimana a farmi un resoconto su quello che ha
ascoltato! Io sono ancora per il vinile, ma questo certa gente sicuramente
non lo riuscirà mai a capire... Nel nostro caso sicuramente
è stato un ottimo veicolo pubblicitario, ma questo molto
prima che uscisse il disco. Nell'ambito indipendente a mio avviso
è una buona forma di propaganda, ma allo stesso modo può
essere un danno produttivo e può limitarne le vendite...
Quale testo degli Offlaga più degli altri può essere
usato per leggere meglio la realtà attuale italiana?
Max: Direi nessuno, non sono nati per questo i miei racconti.
Io cerco di leggere la mia, di realtà, non quella generale.
Curioso che tante persone si siano almeno in parte riconosciute
nei nostri testi e nell'immaginario che evocano. Non era previsto,
né prevedibile. Né voluto. Solo "Piccola Pietroburgo"
e "Tatranky" in qualche modo parlano di un presente anche
politico, ma sempre da un punto di vista assolutamente soggettivo,
intimo, personale, domestico. Nessuna pretesa di lanciare messaggi
o di indicare valori di riferimento. Non siamo adatti a questo scopo
e i palchi nostrani sono pieni di proposte molto più adatte
a esperimenti di natura pedagogica a cui cerchiamo di sottrarci
per quanto possibile.
Secondo voi è politicamente più incisivo un linguaggio
come il vostro, tagliente ma non privo di autoironia ed autocritica,
rispetto ai vecchi slogan nostalgici che non riescono ad uscire
dalla ristretta cerchia di adepti? Come ritenete che, oggi, si possa
diffondere un messaggio ad un target più ampio senza svenderlo?
Enrico: Una delle poche cose alla quale siamo sempre
stati attenti è non cadere nella retorica e non mandare messaggi
particolari a nessuno. I testi di Max difficilmente possono avere
una tensione propagandistica, magari di denuncia, io trovo che il
racconto e la descrizione possano essere un mezzo comunicativo potente
e sincero, popolare, alla portata di tutti.
Daniele: E' interessante vedere come i racconti di Max, che
arrivano da un tempo politico ormai passato, riescano ad essere
molto attuali anche oggi e ritrovino così tante persone che
ci si riconoscono. Da parte nostra comunque non c'è mai stato
un volere mandare messaggi, e sopratutto non c'è mai stato
il volere essere retorici.
Max: In parte ho risposto prima. Target? Per avere usato
questa parola sei condannato a un anno di risaia in Cambogia. Il
saggio dice che le parole sono importanti.
Alcuni nomi della scena attuale italiana e internazionale che
vi sentite di consigliare a chi ci legge.
Enrico: Uochi Toki, le uscite di Unhip Records, Prefuse73,
Larsen, Savage Republic etc etc etc.
Max: Gionata (da Lugano), Francesca "FR" Luzzi
(da Udine) e Baustelle (da Montepulciano). Tra gli stranieri ho
scoperto da poco i Broadcast grazie ad Enrico e li trovo davvero
magnifici.
Daniele: La 4AD ha scritturato uno dei gruppi più
interessanti che a mio avviso siano apparsi negli ultimi anni, i
Celebration. Concordo con Max su Gionata e sicuramente non finisce
mai di stupire Paolo Benvegnù, che riesce sempre a confermarsi
uno dei migliori autori Italiani di sempre. Adoro assolutamente
la voce e le atmosfere di Neko Case, Cat Power e i Piano Magic...
Nel 2006 se la passa meglio il socialismo o il rock?
Enrico: Il rock è morto, il socialismo vediamo
tra poco.
Daniele: Sia di rock che di socialismo non vedo molta traccia,
ma l'anno è iniziato da poco.
Max: I Partiti Comunisti in India hanno preso quasi il sette
per cento alle ultime elezioni, qualcosa come cinquanta milioni
di voti. Ci vuole molta pazienza
Qual è stata, se c'è stata, e perché, una
band più importante dei Nirvana degli anni 90?
Daniele: My Bloody Valentine e Slowdive, perchè
sono riusciti a farmi cambiare la percezione della musica, perchè
Loveless e Souvlaki sono due dischi inarrivabili e perchè
più o meno direttamente hanno influenzato veramente tantissimo
di quello che c'è stato dopo...
Enrico: Sicuramente i Sonic Youth, che hanno il merito di
aver lanciato il trio. Lo dice uno presente il 21/2/94 al palazzetto
di Modena (se non sbaglio data eh)
Max: I miei preferiti degli anni novanta se ne sono andati
quasi tutti: Kurt Cobain, Elliott Smith, Jeff Buckley
che
sfiga oh!
- Sito
Ufficiale Offlaga Disco Pax
Piero.M, 29/05/06
Indice
delle news | Indice
delle recensioni | Indice
delle interviste
|