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[recensione] Blessed Child Opera - Happy Ark (2006)

[etichetta: Seahorse Recordings]





Blessed Child Opera - Happy Ark


Non è certamente un problema di quelli che hanno indotto Roberto Saviano a scrivere il libro-denuncia Gomorra, ma se ci pensate bene, è quanto meno uno scandalo, almeno dal punto di vista musicale, che nel marasma di squallidi cantori neo-melodici, personaggi come Paolo Messere debbano passare inosservati. Nonostante collaborazioni all'estero di tutto rispetto, su tutte quella con la cult-band degli Ulan Bator. Ma l'Italia è questa qua, direbbe Elio. Bisogna fuggire, rinnegare in un certo senso le proprie radici, iniziando dalla lingua. Perché i Blessed Child Opera di italiano, e nella fattispecie di partenopeo, hanno ben poco. Tre dischi all'attivo, ultimo in ordine d'arrivo questo "HAPPY ARK".

Suggestiva summa dell'evoluzione del quartetto napoletano, dal respiro definitivamente internazionale. Quartetto, appunto. E' quindi giusto e doveroso ricordare l'apporto di Michele Santoro (solo un omonimo!) al basso, Francesco Candia alle chitarre e alle tastiere e di Davide Fusco alla batteria che completano la line-up. Respiro internazionale. Ottimi brani. Si potrebbe controbattere che manca quell'originalità piegata dal peso delle influenze, ma poco importa. Le dilatazioni acustiche e riecheggianti di "Everything touch me", "The chain" e "To be another queen" sembreranno inizialmente rubate ai Red House Painters, ma il disco ne smentisce le atmosfere, in un continuo rimescolarsi di intuizioni e deviazioni. Il post-rock, con le sue esplosioni cariche di pathos resta un fedele punto di riferimento quanto le tetre melodie dark-folk di Black Heart Procession e affini.

"Disaffected" dei Piano Magic ha ormai dimostrato come malinconiche venature wave possano servire alla causa, senza necessariamente dover usare ritmiche altrettanto wave (fatta forse eccezione per lo scazzato synth-rock di "Struck"). Si ascolti poi la morrissey-ana "Polish me" per convincersi una volta per tutti per le inconsuete doti compositive di Messere. Le melodie dal canto loro non cedono mai il passo all'accompagnamento, liquide e incisive, ben amalgamate ad arrangiamenti che strizzano l'occhio all'elettronica da risposta italiana ai Bark Psychosis, sulla scia dell'indie italiano di stampo-Yuppie Flu.

Ottimi gli inserti di archi e tastiere, su tutti un vibrafono che sembra nascondersi per fare capolino nei momenti opportuni. Non mancano nemmeno i fiati nella struggente "Humiliating whine". Il cerchio si apre e si chiude nel segno degli ineguagliabili Red House Painters con la splendida chiusura, "Strong medicine" che usa la peculiare base acustica per slanciarsi in un crescendo guidato da un violino sempre giustapposto e chitarre che salgono d'intensità gradualmente preparando l'incessante tempesta finale che si spegne all'improvviso, lasciando proprio al violino gli ultimi gemiti di un disco che se non è disperato poco ci manca.



Tracklist

1) Everything touch me

2) Polish me

3) It strucks me

4) Words and kicks

5) The chain

6) It's possible something

7) To be another queen

8) Minor company

9) Humiliating whine

10) Emily

11) Strong medicine




- Recensione di 'Looking after the child' (2004)
- Sito Blessed Child Opera
- Sito Ufficiale Seahorse Recordings


Piero.M, 16/01/07
(Se vuoi scrivere un commento all'autore della recensione: pieromk@virgilio.it)


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