[recensione] Isobel Campbell & Mark Lanegan - Ballad Of The Broken
Seas (2005)
Incredibile! Isobel Campbell e Mark Lanegan insieme in un disco.
La musa dei Belle & Sebastian che fino a "Storytelling"
aveva stregato i cuori più malinconici e lo-fi. Lo storico
leader degli Screaming Trees, uno dei sopravvissuti della generazione
giunge nonché uno tra i più proficui autori dello
scorso decennio. Per cogliere meglio la stranezza dell'accostamento,
basti pensare che, mentre lei, tre anni fa, esordiva da solista
con lo stralunatissimo jazz-pop di "Amorino", lui infiammava
i palchi con gli amici Queens Of The Stone Age nel devastante tour
dell'acclamatissimo "Songs for the deaf".
In lei emerge un'inaspettata propensione per atmosfere a metà
strada tra west-coast e suggestioni celtiche. In lui prevale il
lato meno violento, ma non meno tormentato, da folksinger alticcio
alla Tom Waits. La sintesi di queste due personalità apparentemente
agli antipodi è un folk-blues d'annata dalle tinte fosche
e nostalgiche.
Per convincersi basti ascoltare l'onirica cantilena d'apertura "Deus
tibi est". I due timbri vocali sembrano respingersi pur ineluttabilmente
attratti da una forza soprannaturale che avvolge l'ascoltatore in
melodie decadenti e malinconiche. Come in "Revolver",
duetto sospinto da archi fluttanti e decadenti, una fugace perla
all'altezza del primo Lanegan solista. Gli accompagnamenti, scarni
e minimali, danno un tocco vintage e rarefatto. Ciò sopperisce
ad una rischiosa monotematicità di toni e ad inevitabili
manierismi country-blues che sembrano copioni già scritti
("Ramblin'man", "Do you wanna come walk with me"
e l'intermezzo strumentale "Dusty Wreath"). Ottima invece,
come al solito, la vena cantautorale del burbero cantastorie di
Ellensburg in "Ballads of broken seas" che dà il
titolo alla raccolta. Più suggestiva che originale nel sofferto
sfogo campestre di "The circus is leaving the town". Isobel
ammalia nella sussurrata trance di "Saturday's gone" insinuandosi
silenziosa tra fiabesche percussioni ed un violino rievocativo.
Si perde intimidita nel romantico duetto "The false husband"
ammonita dal tetro timbro di Lanegan fra visioni cinematografiche
che ricordano Yann Tiersen e Scott Walker. Prende coraggio nella
relativamente movimentata (rispetto al mood prevalente) ballata,
"Honey child what can I do?" che palesa però un
certo disagio del partner. Tra gli alti e bassi della scozzese spicca
su tutte un piccolo capolavoro, "Black mountain". Incantevole
(o inquietante) squarcio notturno che sembra venuto fuori dal Lanegan
di "Field songs".
Tracklist
Deus Ibi Est
Black Mountain
The False Husband
Ballad Of The Broken Seas
Revolver
Ramblin' Man
(Do You Wanna) Come Walk With Me?
Saturday's Gone
It's Hard To Kill A Bad Thing
Honey Child What Can I Do?
Dusty Wreath
The Circus Is Leaving Town
piero m., 19/03/06
(Se vuoi scrivere un commento
all'autore della recensione: pieromk@virgilio.it)
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