Deep Purple - Rapture Of The Deep nuovo new last ultimo cd album
[recensione] Deep Purple - Rapture Of The Deep (2005)
La recensione al nuovo album dei Deep Purple potrebbe cominciare
in modi diversi, partendo da una digressione storico-musicale sull'hard
rock a partire dal '68, oppure dalle differenze del trio delle meraviglie
Black Sabbath-Led Zeppelin-Deep Purple e su come le loro carriere
si siano sviluppate in maniera differente, oppure si potrebbe parlare
dei vari cambiamenti di formazione nel corso dei quasi 40 anni di
storia della band e della varie personalità che hanno suonato
sotto questo monicker
Ma non farò così
così come non parlerò dei milioni di album venduti
Vi
chiedo solo di imbracciare una chitarra, e di suonare quel riff
di tre note che tutto il mondo conosce : "Smoke on the Water".
Per molti purtroppo i Deep Purple significano solamente questo,
e non sanno cosa nasconde la carriera della band; canzoni memorabili
ed eterne fonti di ispirazione per le nuove leve del rock di qualsiasi
epoca.
Che personaggi del calibro di Ritchie Blackmore, David Coverdale
(poi nei Whitesnake) e Glenn Hughes abbiano militato in passato
nella band oggi importa poco, perché il nuovo corso dei Deep
Purple si fregia di musicisti di alto livello : oltre ai superstiti
del Mark II (Gillian,Glover,Paice) troviamo l'ormai chitarrista
fisso Morse e il talentuoso tastierista Don Airey, che dona un tocco
ulteriore di freschezza alle composizioni della band, freschezza
che il pur eccezionale John Lord non riusciva più a trasmettere.
L'album non ha niente a che spartire con i lavori anni 70 della
band, e se siete rimasti con la memoria a "In Rock" rimarrete
spiazzati dalla modernità del sound e degli arrangiamenti
di questi "nonnetti".
L'album parte alla grande con "Money talks" e ci colpisce
subito con "Girls like that", più vicina allo stile
del precedente "Bananas", caratterizzata da un refrain
vagamente dal sapor anni '80. La title track sembra uscire fuori
dalla mente del poliedrico chitarrista Blackmore, con quelle scale
orientaleggianti da lui abusate con i Rainbow, eppure Ritchie manca
dai Deep Purple da più di dieci anni ormai. Interessante
l'assolo di organo in "Rapture of the Deep", così
come il riff (sempre dell'organo) che fa passare in secondo piano
la chitarra di Morse. "Clearly quite Absurd" è
una ballad toccante, che mi fa venir in mente Mike Oldfield o l'Eric
Clapton più ispirato
si tratta senz'ombra di dubbio
del brano che più si allontana dagli stilemi solitamente
proposti dalla band. Se "Don't let go" e "Back to
Back" scimmiottano spudoratamente la loro produzione anni '70,
"Kiss Tomorrow Goodbye" è la giusta erede di album
storici quali Machine Head e Fireball, con linee vocali simili a
quelle usate 35 anni fa da Gillian. "Mtv" è un
brano frivolo giocato sull'ironia, mentre invece "Junkyard
Blues" ci mostra tutte le potenzialità ancora ben presenti
della band, ma soprattutto fa da vetrina all'ottimo lavoro dietro
le tastiere di Don Airey.
Un album che colpisce in pieno, un album fresco e giovane a dispetto
dell'anagrafe dei cinque musicisti, un album che diverte senza scadere
nell'accademia pura. C'è sempre da imparare da questi signori
dell'hard-rock, che ancora oggi danno una sonora lezione ai pivelli
dell'ultima ora. È lodevole la loro voglia di impegnarsi
ancora, di ritrovarsi in sala e di regalarci entusiasmanti momenti
rock, senza scemare nell'amarcord più futile. È ancora
più lodevole la loro tournèe che in marzo toccherà
l'Italia per 5 o 6 date, informatevi bene e non perdeteli, sarebbe
un peccato mancare all'appuntamento con la Storia del Rock
Tracklist
1. Money Talks
2. Girls Like That
3. Wrong Man
4. Rapture Of The Deep
5. Clearly Quite Absurd
6. Don't Let Go
7. Back To Back
8. Kiss Tomorrow Goodbye
9. Mtv
10. Junkyard Blues
11. Before Time Began
- Sito Ufficiale
Deep Purple
Paolo, 20/11/05
(Se vuoi scrivere un commento
all'autore della recensione: spreka@aliceposta.it)
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