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[recensione] Dinosaur Jr. - where you been




Mai lo scorrere del tempo ha impedito a J Mascis di vestire i panni dell’introverso represso e silenzioso descritti fin dal 1985 nel debutto “Dinosaur”. Non molto è cambiato da allora quanto a ispirazione: tutti gli album di J sono decisamente intensi, emozionali e ‘intimi’, il dolore che si racconta allo stesso tempo privato e universale, tanto da spingere spesso il pedale delle emozioni fino in fondo, facendo nascere il groppo alla gola inesorabile, insopprimibile. Lasciarsi avvolgere dai tormenti di J è quanto di più dolce possa capitare, che si tratti degli esordi in odore di psichedelia quanto delle contorsioni esistenziali di “You’re Living All Over Me” e “Bug”, dove il chitarrismo pastoso di Mascis riscriveva la lezione fondamentale degli ultimi Husker Du. Ma è forse “Where You Been” (1993), se non il capolavoro assoluto (in questo senso la sfida è veramente ardua) sicuramente il disco più completo (è presente addirittura una sezione di archi nel brano “What Else Is New”) e conosciuto ai più, essendo uscito in piena era grunge e rappresentando la definitiva maturazione di un artista che le stesse basi del movimento aveva contribuito a edificarle, inconsapevolmente e in totale solitudine.
Interamente composto poco dopo la morte del padre, “Where You Been”, nonostante la presenza di un singolo solare e spensierato come “Start Choppin”, è pervaso da un senso di abbandono devastante e totale, che contamina l’intero album, raggiungendo l’apice nella terrificante “Not The Same”, lugubre nenia mortifera dove la tensione è accresciuta dal lancinante falsetto di J, un animale in agonia che si sta lasciando dissanguare lentamente, e nell’immensa “Get Me”, destinata fin da subito ad occupare un posto di rilievo tra i classici dell’artista. Sono tutte canzoni in cui è la nostalgia, la provvisorietà dei ricordi, la consapevolezza della propria incomunicabilità a dominare: storie di amore unilaterale, frustrato, comunicazioni interrotte costruite sopra riff pachidermici e assoli interminabili, e su quella voce che, graffiando delicatamente, racconta di pomeriggi solitari passati a oziare sul divano, di muti tormenti e castelli in aria costruiti senza una ragione apparente. Ombroso e sguaiato, dolce e terribile, l’incedere di “Where You Been” è ben riassunto nel dipinto presente nella confezione interna, una sagoma filiforme del tutto simile all’Urlo di Munch che lancia il suo personale grido in un’autostrada deserta, in piena notte.

Tracklist:
1 Out There
2 Start Choppin'
3 What Else Is New
4 On the Way
5 Not the Same
6 Get Me
7 Drawerings
8 Hide
9 Goin' Home
10 I Ain't Sayin

- Sito Ufficiale

peter panda, 15/02/03


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