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[recensione] Earth - special low frequency version




Fondati nel 1990 a Olympia dal tecnico di laboratorio Dylan Carlson, gli Earth cambiarono spesso formazione (nelle loro fila militarono tra gli altri Joe Preston, poi nei Melvins, oltre allo stesso Kurt Cobain, grande fan del gruppo, ospite alla voce in un brano nell’lp “Sunn Amps & Smashed Guitars”), ma l’asse portante del progetto fu sempre e comunque il solo Carlson, chitarrista ossessionato dalla ripetizione di riff basilari e potenzialmente eterni. I loro brani erano molto spesso lunghe suites costruite su un singolo riff, ripetuto all’infinito con minime variazioni; un discorso che travalica spazio, tempo e forma musicale per elevarsi a pura astrazione. Dopo un EP che lasciava presagire gli sviluppi futuri (“Extra Capsular Extraction”, su cui ancora comparivano scorie di batteria, destinate a disintegrarsi nella conclusiva “Ouroboros Is Broken”), la band da alle stampe, nel gennaio 1993, “Earth 2 – Special Low Frequency Version”, il capolavoro. Il numero di brani è lo stesso dell’EP (tre), ma il minutaggio è raddoppiato, e la velocità dimezzata. L’intero album è praticamente un unico interminabile drone, protratto fino alla durata massima del supporto ottico e interrotto bruscamente così come era iniziato. La componente ritmica è totalmente assente, il suono compresso oltre il limite massimo di sopportazione. È difficile immaginare una musica più pesante e claustrofobica di questa.
“Earth 2” è un disco che ha rivoluzionato la storia della musica, sebbene decisamente troppo estremo per lasciare un segno tangibile anche nelle zone dove ancora si respira aria fresca. Peccato che nell’ultima fase artistica del gruppo Dylan Carlson abbandoni gradualmente tale formula per buttarsi a capofitto in una assai più canonica forma-canzone vicina al rock desertico (nell’ultimo album “Pentastar” compariranno strumenti come vibrafono e tastiere, oltre alla batteria presente nella maggior parte dei brani), con esiti disastrosi. Ma ormai la storia era scritta. Carlson in compenso salì all’onore delle cronache per aver procurato a Kurt Cobain il fucile con il quale si uccise.
Notizie recenti danno la band riformata, con una ragazza (Adrianne Davies) alla batteria e l’inossidabile Carlson alla chitarra. Nessun nuovo album all’orizzonte, per ora soltanto una breve serie di date in America.

Tracklist:
1. Seven Angels - 15:35
2. Teeth of Lions Rule the Divine - 27:04
3. Like Gold and Faceted - 30:21

peter panda, 24/02/03


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