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[recensione] Marlene Kuntz - S-Low (2006)




Marlene Kuntz - S-Low


S-LOW. Efficace giro di parole che descrive bene la revisione di classici e meno classici dei Marlene Kuntz in chiave non unplugged, come qualcuno temeva nel tour cui segue questo album live, ma con un approccio più sommesso e meno spigoloso. Non è un disco lento, né un disco propriamente lo-fi. Sono più semplicemente dodici istantanee di un tour durato tre mesi con toccata e fuga all'estero, in Belgio e Lussemburgo. Il meglio (forse) di quanto espresso, ma non un greatest hits, né tantomeno una summa della loro carriera ormai decennale.

Senza andare a cercare messaggi nascosti o intuire una graduatoria sulle preferenze della band, ma solo per gli amanti delle elucubrazioni statistiche, tre brani vengono da "Catartica", due da "Il Vile", solo uno da "Ho Ucciso Paranoia", due rispettivamente da "Che Cosa Vedi", "Senza Peso" e "Bianco Sporco". E soprattutto non c'è nessun inedito, a riprova del fatto che, a sei anni di distanza dai timori coincisi con il duetto con Skin, i Marlene Kuntz continuano a seguire il proprio coerente percorso, complesso ed enigmatico, vendendo senza avvertire il bisogno di svendersi.

Tornando a questo secondo album-live, i brani più stravolti, non a caso, risultano quelli d'esordio, ad eccezione della rabbiosa e viscerale "Fuoco su di te", leggermente tenuta a freno dal giro di basso più razionale dell'ormai fedele partner Gianni Maroccolo e dal preciso Luca Bergia, cui è affidata l'ardua opera di riadattare a queste esigenze s-low le frenetiche ritmiche degli albori che seguivano la scia dei maestri Gun Club e Sonic Youth. "Lieve" (che apre la raccolta), dilatata dall'ipnotica ripetizione dell'arpeggio iniziale sospinto dalle solenni invocazioni di Cristiano, fino al passaggio finale che riprende l'intreccio chitarristico originale. E il classico (che chiude la raccolta) "Nuotando nell'aria che, oltre agli implacabili, inevitabili, peculiari, fisiologici isterismi femminili iniziali, è più parlata del solito e, laddove dovrebbe esplodere, implode con eleganza nei morbidi arpeggi tracciati da Tesio. Irrinunciabile, però, anche in questo caso la concessione allo sfogo liberatorio con tanto di assolo originale. Poco di diverso nella splendida "Ti giro intorno". Un'impeccabile esecuzione live, più o meno purificata dalle impure distorsioni tipiche dell'album più torbido dei Marlene, e della storia recente del rock italiano.

Così come l'anemica "Come stavamo ieri" che però merita un discorso a parte. Sorge, sofferta e lontana, seguendo l'ordine della scaletta proposta dal vivo, dalle ceneri tra noise e rumorismo da primi Pink Floyd (e che di conseguenza richiama alla mente i Radiohead della destrutturazione), del dark della recente "L'inganno" interpretata con una teatralità a metà strada tra Scott Walker e Lou Reed. Con Nick Cave come fermo punto di riferimento. Dal vivo acquista punti. Tornando al percorso "cronologico", non guadagna né perde nulla invece l'intimismo di "Infinità", in cui il toccante pathos di Cristiano è in parte sminuito se non deturpato dall'accompagnamento da karaoke della platea. Ma in Italia chiedere il silenzio, nei momenti di giusti di un concerto, resterà sempre una voce nel vuoto. Peccato. La sostanza non cambia per "La canzone che scrivo per te", la cui inclusione (c'era effettivamente di meglio) la voglio intendere - diplomaticamente - come la volontà di immortalare in album il verso sostitutivo al cantato di Skin. Tuttavia trova spazio uno dei brani migliori degli ultimi album, l'evanescente, vellutata "Serrande alzate", uno di quei pezzi impossibili da ricondurre a una chiara influenza. In un'ottica complessiva delle varie evoluzioni dell'ormai terzetto cuneese questo è il mood ideale dei Marlene meno rumorosi. Ballad notturne e malinconiche di forte impatto emotivo, grazie al fondamentale apporto dei testi del crepuscolare e decadente poeta del rock italiano, la cui viva ispirazione influenza ormai la proposta musicale della band quanto e forse più dei due compagni e membri fondatori.
Svettano, poi, i due estratti dell'ingiustamente bistrattato episodio berlinese, "Senza peso". La spettrale "Danza" e l'insuperabile magnetismo di "Schiele, lei, me", inquietante crescendo nickcaviano innescato dall'oscura ritmica che accompagna i seducenti intrecci delle due chitarre e la surreale narrazione della voce calda, ma alienata, di Cristiano.

Il meglio dei recenti Marlene, di respiro più internazionale rispetto alle deviazioni più o meno cantautorali dell'ultimo incerto, non riuscitissimo "Bianco Sporco". Disco che però, come dimostra la revisione s-low di "Amen", e degli altri brani non inclusi in questa raccolta, distillato, in una sorta di implicito ritorno alle composizioni originarie (più scarne e minimali che in album) scritte da Godano nel solitario songwriting notturno, arrangiato diversamente avrebbe avuto esiti diversi.
Che sia questa la strada da percorrere?



Tracklist
1. Lieve
2. Danza
3. Ti Giro Intorno
4. Fuoco Su Di Te
5. La Canzone Che Scrivo Per Te
6. Serrande Alzate
7. Infinità
8. Amen
9. L’Inganno
10. Come Stavamo Ieri
11. Schiele, Lei, Me
12. Nuotando Nell’Aria


- Recensione di 'Bianco Sporco' (2005)
- Intervista ai Marlene Kuntz (2003)
- Sito Marlene Kuntz


piero m., 18/11/06
(Se vuoi scrivere un commento all'autore della recensione: pieromk@virgilio.it)


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