Oasis - Don't believe the truth nuovo new last ultimo cd album
[recensione] Oasis - Don't believe the truth (2005)
Sono passati ben 11 anni da quando il grande sogno Oasis ha incominciato
a percorrere la propria carriera discografica. Era l'11 aprile del
1994 quando usciva "Supersonic", il primo singolo di una
giovane band di Manchester che si ispirava prepotentemente ai Beatles
ma che aveva già un'idea in testa: quella di conquistare
il globo. Da allora di tempo ne è passato, polemiche e successi
sono andati quasi di pari passo e gli Oasis si sono imposti come
una delle più grandi rock band del mondo.
"Don't believe the truth" è il sesto capitolo
di una saga che ha avuto alti e bassi e che con questo lavoro fa
decisamente tacere le polemiche sull'affievolimento della vena creativa
del gruppo. "Heathen Chemistry" era indubbiamente un album
quasi da dimenticare se non per qualche sparuto episodio degno di
nota. Ma questo nuovo disco riconferma i Gallagher come straordinari
assemblatori di melodie e di emozioni.
Il licenziamento del batterista Alan White, l'assunzione al suo
posto di Zak Starkey (figlio di Ringo Starr), il "defenestramento"
dei produttori Death In Vegas e di tutto il relativo materiale fino
ad allora registrato, hanno sicuramente contribuito a rendere l'attesa
per questo disco ancora più spasmodica di quanto già
non lo fosse in questi ultimi tre anni. "Lyla" è
il primo singolo estratto e suona già come una di quelle
canzoni rock tipicamente Oasis, dove l'energia e la melodia si sposano
perfettamente con quell'anima retrò che spesso echeggia nel
loro stile (la intro ricorda infatti "Street Fighting Man"
dei Rolling Stones).
Ma tutto il disco è denso di brani uno più bello
dell'altro. Si parte con "Turn up the sun" dove una introduzione
prettamente 60s accompagna una melodia graffiante scritta da Andy
Bell. Si passa poi a "Mucky Fingers", pezzo che raccoglie
un modo di cantare di Noel tipicamente punk in stile Clash, e un
incalzare strumentale che ricorda "I'm waiting for the man"
dei Velvet Underground, il tutto sorretto da un'armonica che rimanda
a Bob Dylan.
Primo brano scritto da Liam e Gem è "Love like a bomb,
una ballata che risolleva gli scarsi esordi di Liam alla composizione
(vedi il brano "Little James" nell'album "Standing
on the shoulders of giants"). Ma ecco un brano tanto semplice
quanto fulminante come "The importance of being idle",
scritto e cantato da Noel e che conferma il più vecchio dei
fratelli Gallagher come uno dei songwriters più dotati dell'ultima
decade. "The meaning of soul" concentra in meno di due
minuti la vera anima punk rock'n'roll degli Oasis mentre "Guess
God thinks I'm Abel" quella più dolce. Entrambe i brani
sono stati scritti interamente da Liam e questa volta i complimenti
sono doverosi.
Nell'ultima parte del disco sono concentrati alcuni dei pezzi più
belli di "Don't believe the truth". Partiamo con "Part
of the queue", altra ballata che lascia il segno, seguita da
"Keep the dream alive", grazie alla quale anche Andy Bell
si dimostra un ottimo compositore perfettamente ambientato nella
famiglia Oasis. Ma anche il chitarrista Gem Archer ci regala un
buon pezzo come "A bell will ring", che richiama i Jam
di Paul Weller. A chiudere questo disco non poteva mancare il classico
lentone acustico, e questa volta la scelta è caduta su "Let
there be love" dove Liam e Noel si dividono per la prima volta
le strofe da cantare. Brano che sicuramente finirà nella
lista dei singoli tratti dal "Don't believe the truth",
data l'elevata caratura.
Se siete arrivati in fondo a questa lunga ma doverosa recensione,
dico che in sostanza questo disco è un ottimo lavoro senza
cadute di tono, un album che secondo lo stesso Noel è il
migliore dai tempi di "Definetely Maybe", ma si sa che
certe affermazioni posso avere semplicemente intenti promozionali.
Due ultime curiosità per i collezionisti: esiste una edizione
limitata a forma di piccolo libro con tanto di copertina cartonata
ma soprattutto contenente un dvd con l'intervista alla band sul
making di ogni brano ed inoltre il video di "Lyla". L'edizione
giapponese ha poi, oltre alla traccia segreta strumentale "Can
you see it now? (I can see it now)", un altro brano inedito
intitolato "Sitting here in silence (on my own)", dove
gli omaggi ai Beatles e a John Lennon si sprecano.
Tracklist
Turn Up The Sun
Mucky Fingers
Lyla
Love Like A Bomb
The Importance Of Being Idle
The Meaning Of Soul
Guess God Thinks I'm Abel
Part Of The Queue
Keep The Dream Alive
A Bell Will Ring
Let There Be Love
- Sito
Ufficiale Oasis
Nicolò, 01/06/05
(Se vuoi scrivere un commento
all'autore della recensione: nick@kdcobain.it
)
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