[recensione] PAJO - 1968 (2006)
[etichetta: Drag
City]
PAJO - 1968
Dedicare un intero album ad un anno in particolare è già
una particolarità non indifferente, quando poi l'anno in
questione è il 1968, le cose risultano sicuramente più
chiare. Sia politicamente che musicalmente quell'anno ha segnato
sicuramente uno spartiacque per la cultura mondiale e David Pajo,
cantautore americano, ne descrive tutta l'emozione attraverso questo
suo secondo disco registrato interamente da solo con il suo laptop
e i suoi strumenti in casa.
Neanche a dirlo la chitarra acustica fa ovviamente da padrona in
questo progetto dove non manca neanche un accenno di elettronica
a supporto di una voce sempre sussurrata a recitare poesie di rara
bellezza come "Foolish king" o "Prescription blues".
Le distorsioni si fanno sentire in "We get along mostly"
aprendo uno spiraglio di luce tra scenari grigi. Tra i pezzi sicuramente
più emozionanti è da annoverare "Cyclone Eye"
dove gli archi si uniscono alla chitarra acustica in una sorta di
celebrazione del folk.
Le radici tradizionali fanno infatti da base per la musica di Pajo,
il quale sperimenta le sue melodie con molta naturalezza rimanendo
comunque sempre ben ancorato alla semplicità e linearità.
"1968" è un concentrato di sensazioni sulla scia
di autori come Damien Rice o Nick Drake.
Tracklist
Who's That Knocking
Foolish King
We Get Along, Mostly
Prescription Blues
Insomnia Song
Wrong Turn
Cyclone Eye
Walk Through The Dark
Let It Be Me
I've Just Restored My Will To Live Again
- Sito Ufficiale
Pajo
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Drag City
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Promorama
Nicolò, 17/10/06
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all'autore della recensione: nick@kdcobain.it
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