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[recensione] Rapture - Mirror




Rapture - Mirror


"Mirror" è il primo lavoro dei Rapture (del 1999), band che recentemente si è imposta all'attenzione del pubblico anche grazie alla visibilità ottenuta su canali musicali come mtv (attualmente sull'emittente italiana sono in rotazione i video di 'house of jelous lovers ' e 'sister saviuor', entrambi estratti da 'Echoes', l'ultimo cd).
Uscito per la Gravity, casa discografica di modeste dimensioni, questo album rivela grande spontaneità e autenticità, qualità che purtroppo sono andate perdute in 'Echoes', dissolte dalla logica commerciale della grande distribuzione (ora son sotto Universal).
Anche il booklet del cd, dal profumo decisamente artigianale (sembra quasi quello di un demo autoprodotto: pochi colori,scritte sgranate e male allineate e una anonima foto a bassa risoluzione) trasuda schiettezza e genuinità.

Mirror , con le sue melodie alienate, è la perfetta trasposizione in musica dei lavori di Samuel Beckett, scrittore dublinese esponente del Teatro dell'Assurdo, che gli appassionati di teatro, così come quelli di letteratura inglese, conosceranno bene.
In particolare potrebbe essere la colonna sonora di 'Aspettando Godot', pièce teatrale che narra la storia di due personaggi che in una solitaria strada di campagna aspettano, invano, un individuo (sarebbe forse piu adatto parlare di 'entità'?) non meglio identificato che col nome di Godot. L'essenza del dramma è l'attesa di qualcosa che non arriva mai..la ricerca spasmodica di qualcosa che non è certo, che non ha forma nè contorni.
Mirror, alla stregua degli scritti di Beckett, è il prodotto dell'alienazione umana, che contamina nel primo caso la musica, e nella seconda il linguaggio. Non a caso la sesta traccia del cd si intitola proprio 'Alienation'.
Le melodie anoressiche del cd evocano personaggi malati, scheletri umani, automi spaesati e sconcertati, in preda ad allucinazioni degne di un incubo. Relitti di se stessi, impauriti, impregnati di desolante solitudine i protagonisti che questa musica materializza, perduta ogni speranza, vivono nella rarefatta atmosfera metropolitana, sospesi nell'attesa di qualcosa che neanche loro sanno. Qualcosa che li salvi dalla loro condizione di mostri urbani, frutto della malata società odierna.

E' difficile definire il tipo di musica racchiusa in questo album. Suoni che trascendono il noise cittadino, come rumori di sirene, si fondono a suoni dall'impostazione classica come quelli del pianoforte, strumento che domina l'intero cd (la settima traccia è posta in essere esclusivamente per mezzo di tale strumento). Il tutto tenuto assieme da una buona dose di elettronica anni '80, e da stridenti ed emaciati accordi di chitarra. Ho notato delle affinità con la scarnificata e visionaria musica dei Bauhaus, e con le atmosfere create da Cedric Zavala, voce dei Mars Volta.
Tra tutte le canzoni emerge 'Olio' che si colora di tinte marcatamente dark, grazie ai giri di accordi di pianoforte sapientemente eseguiti e alla voce del cantante, che si accosta in maniera impressionante a quella di Robert Smith dei Cure (band leader del dark anni '80).

E' un cd da acquistare, quasi d'obbligo per chi ha già Echoes e vuole ripercorrere all'indietro la carriera dei Rapture…e caldamente consigliato a chi da un cd pretende paradossalmente non solo semplice musica, ma anche visioni. Da chi vuole un'esperienza sensoriale totale, non solo uditiva.
Con Mirror le immagini mentali viaggiano alla velocità della musica. Non so se capita solo a me. Provate e sappiatemi dire.

 

Tracklist:
1. In Finite Clock!
2. Notes...
3. Olio
4. Frames Frames Frames
5. Mirror
6. Alienation
7. Dusk at Maureen's
8. Kid 606 in Love With the Underground


- Recensione di Echoes
- Recensione di 'Pieces of the people we love'
- Sito Ufficiale

ilaria, 10/01/04


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