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[recensione] Velvet Score – Scarecrows (2007)

[etichetta: Black Candy]



Velvet Score – Scarecrows



L'incredibile "Youth", uscito ormai tre anni fa, li aveva lanciati come la più promettente band del panorama cosiddetto alternative nostrano. Via italiana al post-rock sulla scia di quei Giardini Di Mirò, da cui si distinguevano per una maggiore propensione melodica nonostante le equalizzazioni tutt'altro che orecchiabili e la durata di brani così complessi ed evanescenti rendessero l'ascolto non facile rispetto ad album di colleghi illustri e meno illustri. Curiosamente, tre anni dopo, le differenze tra i due gruppi che meglio si sono espressi nel genere, sembrano essersi appianate. Non solo per via della svolta "vocale" dei Giardini Di Mirò, che tra l'altro figurano nei credits con un proprio rappresentante, il batterista Francesco Donadello - che collabora alla produzione con Giacomo Fiorenza - nel secondo lavoro del quartetto di Sesto Fiorentino. Parte delle "responsabilità" sono degli stessi Velvet Score che decidono di uscire dal vicolo cieco dei cliché post-rock (partenza col freno a mano, accelerazioni, rallentamento) curando meglio voce e armonie.

I suoni restano dilatati e avvolgenti, né mancano i peculiari arpeggi, echi e riverberi, ma emerge indubbiamente una maggiore compattezza conferita da sonorità molto più levigate rispetto alle asperità shoegaze dell'esordio. Così in "Flies Will Be Bees" si finisce per dare l'idea di una di quelle ballad agrodolci dei dEUS con sfogo finale distorto, vecchio cliché che pure non manca in delicati bozzetti pop come l'acustica "The Bridge" o "Falling Stars Know Where To Fall" più vicini ai Radiohead (soprattutto negli effetti e nei cori sintetizzati) piuttosto che ai Mogwai, per prendere due riferimenti facili ed emblematici.

La vena melodica Marco Giusti e Mattia Guglielmo l'hanno sempre avuta nel sangue. Ma la differenza sta nello spazio dato alle voci, precedentemente offuscate da arrangiamenti cupi e claustrofobici, che ora possono emergere in tutto il loro potenziale pop. Basti ascoltare la vellutata "Bionic", che sembra una versione depurata dei toni dell'esordio o la convulsa "New Plans" con quelle chitarre che sembrano esplodere da un momento all'altro ma vengono saggiamente tenute a freno. Nelle instabili cambi di tempo di "Brand New Days" sfidano gli A Toys Orchestra nel titolo di risposta italiana ai Blonde Redhead. In "The Love Song Makers" rispuntano fuori chitarre propriamente post-rock immerse in un'atmosfera un po' sui generis tra climax emo e allusioni dream-pop. La traccia senza titolo li avvicina ai panorami gelidi e suggestivi che richiamano inevitabilmente alla mente i Sigur Ros, il crepuscolare pianoforte di "Moon Won't Make Tonight" guida il brano più teatrale della raccolta, tra urla e crescendo di stampo Muse. Al di là dei riferimenti incrociati, l'album scorre liscio, con sicurezza e eleganza da veterani.

Romantico, tirato, inquieto, non più catalogabile nei confini di un genere, "Scarecrows" è la prova di maturità che ci si aspettava dai Velvet Score. Gli spaventapasseri hanno tenuto i corvi alla larga.


 

Tracklist
Flies Will Be Bees
Bionic
New Plans
Falling Stars Know Where To Fall
The Kingdom Of Mrs.Cloud
The Bridge
Brand New Bad Days
The Love Song Makers
Moon Won’t Wake Tonight


- Sito Ufficiale Velvet Score
- Sito Ufficiale Black Candy Records


piero m., 25/09/07
(Se vuoi scrivere un commento all'autore della recensione: pieromk@virgilio.it)


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