White Stripes - Get Behind Me Satan nuovo new last ultimo cd album
[recensione] White Stripes - Get Behind Me Satan (2005)
Il duo più chiacchierato della recente storia del rock americano,
della diatriba tra chi li definisce dei geni e chi dei plagiatori,
torna alla ribalta dopo l'incredibile successo di ELEPHANT. Al di
là della diatriba, Jack e Meg White (gli ultimi gossip confermano:
non sono né coniugi, né compagni, né fratelli)
hanno avuto il merito di far riaccendere i riflettori sulla vecchia
Detroit. I magazine statunitensi parlano di una città di
nuovo in fermento, come lo era stata solo nella fine dei 60's quando
poteva vantarsi di fenomeni quali gli MC5 e gli Stooges che si contendevano
la scena. E' risaputo come spesso in questi casi tutto sia spesso
volutamente gonfiato e amplificato dai media, ma, fermento o meno,
la grande differenza è comunque davanti agli occhi di tutti.
I White Stripes, quanto i rivali Von Bondies e Detroit Cobras, non
propongono un sound nuovo come ai loro ideali progenitori, ma un
accattivante revival dei fasti del tempo. Con tanto di strumentazione
"d'antiquariato", fruscii e imperfezioni da registrazione
analogica.
Non si discosta dalla linea per così dire tradizionalista
questo GET BEHIND ME SATAN. Il singolo "Blue orchid" non
avrà la stessa presa commerciale di "Seven nation army"
ma è efficace e diretto, pescato come sembra da un vinile
polveroso dei gloriosi 60's. E la voce di Jack ha assimilato al
meglio le mai dissolte contaminazioni nere del capoluogo del Michigan,
da sempre meltin'pot anomalo, per posizione geografica, e originale,
per forme, tra cultura anglosassone e cultura afroamericana.
"The nurse" lascia subito il segno. Guidata da una sinistro
accompagnamento con un'inconsueta marimba e un piano che ricorda
"How do you think it feels" del Lou Reed di Berlin. Sferzate
di batteria e chitarra che scuotono l'atmosfera in vertiginosi controtempo.
I Rolling Stones e i Kinks restano un punto di riferimento essenziale,
ma nel piglio garage dei White Stripes non c'è mai stato
tanto blues e tanto soul che sfocia in crescendo vocali liberatori
cari a Creedence e Grateful Dead. Si ascoltino gli armoniosi fraseggi
di "The denial twist" e "My doorbell".
Il piano è molto più presente e decisivo. La chitarra
di Jack, apparentemente declassata, torna tuttavia a creare scompiglio
nei più o meno involontari tributi ai Led Zeppelin - senza
il basso di Jones e i prodigi di Page e Bonham- di "Instinct
Blues" dal titolo emblematico e "Red rain", ipnotica
e demoniaca con i suoi inquietanti bagliori di trilli e campanellini.
Perversioni e suggestioni sixty da brivido. Non che lui sia il nuovo
Robert Plant, sia chiaro, ma si sforza sputando fuori tutta la sua
grinta blues, coadiuvato da una chitarra rumorosissima, sporca,
sbilenca che si aggroviglia in tunnel senza uscita. L'effetto è
allucinante. Se lo scopo era questo la missione può dirsi
compiuta.
Svetta su tutti gli episodi più trattenuti la vibrante ballata
di "Forever for her". Con la stralunata marimba sempre
in agguato. Un'altra dimostrazione dell'apprezzabile vena di White
nell'omaggiare i grandi maestri senza scadere in plagi. Come nel
gioiello "Little ghost", malinconica e acustica con Jack
che batte il tempo sulla sua chitarra. La malinconia diventa artificiosa
nell'indecisa "White moon". Dalla città ci si sposta
in campagna con la filastrocca "As ugly as I seem" e "Passive
manipulation", l'imbarazzante intermezzo di 34 secondi cantato
da una Meg che non sembra proprio avere la pasta. Prova ne sia la
conclusiva "I'm lonely" dove viceversa lo stesso Jack
riesce ad avvicinarsi con esiti ben più degni ad un timbro
acido femminile alla Janis Joplin. "Take take take" è
invece il punto di raccordo tra cupezze cittadine e solari flash
rurali. Con una voce sempre graffiante ed espressiva.
Nessuno stravolgimento, ma chi ha una certa nostalgia per quei
bei tempi andati, non potrà non apprezzare questo quinto
album dei White Stripes che, nonostante i tentativi di esorcizzazione,
non riescono proprio a lasciarsi alle spalle i vecchi diavoli.
Tracklist
Blue Orchid
The Nurse
My Doorbell
Forever For Her (Is Over For Me)
Little Ghost
The Denial Twist
White Moon
Instinct Blues
Passive Manipulation
Take, Take, Take
As Ugly As I Seem
Red Rain
I'm Lonely (But I Ain't That Lonely Yet)
- Sito Ufficiale
White Stripes
piero m., 25/06/05
(Se vuoi scrivere un commento
all'autore della recensione: pieromk@virgilio.it)
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